giovedì 19 febbraio 2015

Tom. La scatola arancione (prima parte)

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti

  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola
  8. Paola. La scatola mancante
  9. Federico. La scatola bianca.
  10. Riccardo. La scatola indaco
  11. Vita rubina. La preparazione delle scatole
  12. Natalia. La scatola arcobaleno (prima parte)
  13. Natalia. La scatola arcobaleno (seconda parte)

Tom. La scatola arancione (prima parte)



Proprio su quel colore così intenso perse la sua freddezza.

Quella droga che aveva preso corpo nel suo animo sembrava non fare più l’effetto che lo aveva reso freddo, distaccato, completamente assente da se stesso.

Quel colore così intenso e vivo, quasi luccicante, aveva avuto su di lui, anche se solo per poco, la forza di riportarlo a ragionare con la sua testa.

Quella testa capace di non dare nulla per scontato.

Completamente incoerente.

Dubbiosa.

Fitta di confusi teoremi e ripensamenti.

Strinse i pugni.

Urlò intensamente e con voce strozzata uno sprezzante “NO”.

Chiuse gli occhi alla ricerca di un non colore.

Ma continuò a vederlo forte, vivo, bellissimo.

Quello era il colore dell’India.

E quel tornare, almeno con la mente, sui suoi passi, a poche scatole dalla conclusione fu dolorosissimo.

Assai più doloroso della fine di ogni storia d’amore.

Sommate assieme.

Significava che l’ultima volta in cui aveva toccato la terra del sacro Gange la stava salutando per l’ultima volta.

E che tutti gli arrivederci erano soltanto una bugia.

Riaprì gli occhi, corse verso la cucina, prese quel blister maledetto tra le mani, spinse contro la velina dall’alluminio, una, due, tre, quattro, cinque volte.

Prese quelle cinque pasticche nel palmo della mano e giù.

Tutto d’un colpo.

Senza acqua.

Ingollò e torno verso il suo letto sfatto.

Si stese.

E nel giro di pochi attimi salutò il mondo.

Direzione sogno.

Direzione India.

- - -

Tom ricevette quella mail scritta da una persona a lui sconosciuta.

Non capì bene subito.

Il suo italiano aveva perso forza.

Lesse il suo nome.

Sorrise.

Lesse della sua morte.

Smise di sorridere.

Lesse la parola testamento.

Sorrise di nuovo.

Tornarono alla sua mente le ore in cui lo incontrò la prima volta.

Quasi dieci anni prima.

Quella mattina era stato scelto per andare a prendere un italiano all’aeroporto di Bhopal.

Avrebbe dovuto farsi quattro ore di macchina all’andata e quattro al ritorno.

Non era il massimo della vita.

E poi aveva cento e più ragazzini da curare nell’orfanotrofio che dirigeva.

E organizzare la festa del santo patrono di quel posto cristiano tra gli indù.

Ma così era stato stabilito.

I suoi studi in italiano erano stati quel giorno motivo per fare questa commissione.

Andare a prendere una persona che veniva in India per la prima volta in vita sua, da solo, a prendere visione di quello che sarebbe stata per lui una folgorazione.

Ma questo Tom non poteva saperlo.

Tom sapeva solo che quella persona avrebbe aiutato la missione di cui faceva parte a costruire una scuola.

E a gente così bisogna fare le feste.

Attese almeno due ore che il volo da Delhi atterrasse.

Ci era abituato alle attese.

Anche se il periodo trascorso in Italia gli aveva attaccato addosso sprazzi di irrequietezza e di ansietà.

Quel piccolo aereo, dopo aver fatto scalo a Indore, atterrò finalmente a Bhopal.

Scese una sola persona.

Lui e il suo trolley.

Lui e quella faccia stanchissima e spaventatissima.

Lui e le sue Stan Smith.

Lo vide arrivare facendo capolino dalla porta di vetro bianco e i suoi denti uscirono allo scoperto da quel viso nerissimo, di indiano del sud sbarcato al nord, facendo perfettamente pendant con la sua camicia bianchissima e stiratissima.

Lo abbracciò come si abbraccia un fratello che non vedi da anni.

Lo abbracciò come si abbraccia qualcuno che sai che sta entrando nella tua vita e ci rimarrà per sempre.

E lui si sentì abbracciato da una persona che fino a quel momento sentiva di essere in pericolo.

Finalmente al sicuro.

Salirono in macchina.

Direzione Sagar.

Altre quattro ore di viaggio per Tom.

Parlarono del viaggio e poi Tom cominciò a raccontare di lui, di quel posto, di quello che voleva fare, di come lo voleva fare.

Con entusiasmo vero.

Vivo.

Per riscoprirsi a parlare da solo, chissà da quanto tempo.

Quel tipo venuto da lontano si era addormentato come un bambino.

Vinto dalla stanchezza e dalla ritrovata serenità che, da sveglio, quel luogo gli avrebbe dato solo dopo un paio di giorni.

Quando decise di lasciare nella sua stanza al St. Francys Orphanage le sue gloriose Stan Smith per andarsene in giro scalzo, libero.

Ma questa è un’altra storia...

- - -

I ricordi di Tom combaciarono esattamente con quelli che durante quel sonno imposto da cinque pasticche gli apparvero in sogno.

Visti dall’altro lato.

Ma talmente affini nelle emozioni e nella forza da sorprendere chi avesse potuto assistere a quello strano film da fuori.

Anche lui, il burattinaio, si sarebbe stupito.

Con che diritto poi?


Per aria Latika’s Theme - A.R.Rahman & Suzanne

1 commento:

  1. Ho avuto la fortuna di vedere poco tempo fa il viaggio in India di una persona a cui voglio davvero bene, ho pensato (leggendoti) che l'arancione è il giusto colore per quella terra. Il colore che meglio la rappresenta. Aspetto il seguito come sempre :)

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