lunedì 4 maggio 2015

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (seconda parte)

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti

  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola
  8. Paola. La scatola mancante
  9. Federico. La scatola bianca.
  10. Riccardo. La scatola indaco
  11. Vita rubina. La preparazione delle scatole
  12. Natalia. La scatola arcobaleno (prima parte)
  13. Natalia. La scatola arcobaleno (seconda parte)
  14. Tom. La scatola arancione (prima parte)
  15. Tom. La scatola arancione (seconda parte)
  16. Tom. La scatola arancione (terza e ultima parte)
  17. Simona. La scatola turchese
  18. Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (prima parte)

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (seconda parte)



“Non avvicinarti di più o dovrò andarmene
Certi posti mi attraggono come la gravità”

Tornò esattamente un mese dopo.

Alla stessa ora.

Varcò l’enorme portone.

Diede un’occhiata alla cassette della posta.

Sorrise guardando quella fila di scatole chiuse a chiave che era stata il suo appuntamento fisso di un tempo, come si sorride a un bambino col muso.

Fece quelle scale con gli occhi lucidi.

Arrivò davanti alla porta di quello che sarebbe stato il deposito virtuale delle sue emozioni.

Tirò su col naso una boccata di ossigeno capace di spegnere per un istante il vuoto alla bocca della stomaco.

Suonò il campanello.

La signorina Grazia aprì.

Era tutta in tiro.

Un sorriso enorme lo accolse.

La guardò e...

“Il notaio ha un cliente. C’è da attendere un po’. Le preparo un caffè?”

Dinoccolò il capo come fanno gli indiani.

Quello strano movimento della testa che sembra un no fece spegnere il sorriso di Grazia.

“Certo! Grazie!”

Poggiò la cartellina con tutte le carte, diede un colpetto sulla schiena di Grazia e...

“Corto e senza zucchero per favore!”

“Ma lei è magrissimo!”

“Si ma a me il caffè dolce non piace proprio.”

Prese quel caffè.

Non era buono.

Sapeva di bruciato.

E il suo stomaco era un crampo completo.

Da troppi giorni non mangiava.

Da troppo tempo caffè e sigarette erano il suo unico nutrimento.

“Non è un granché vero?”

Aveva dimenticato che si trovasse di fronte a una persona che lo guardava come fosse un divo del cinema.

“No, no Grazia, è buonissimo. Si sente che l’ha fatto con amore.”

“Davvero?”

“Ma c’è ancora da aspettare tanto?”

Non vedeva l’ora di mollare tutto e di firmare con autentica notarile.

“Speriamo...”

Grazia era ormai su un altro pianeta.

Non capiva che stava invaghendosi delle gentilezze di un pazzo.

Non capiva che era l’ultima volta che l’avrebbe visto.

Non capiva che...

“Grazia fai entrare!”

“Si signor notaio!”

Non capiva che quel momento era finito.

Entrò in quella stanza enorme.

Una biblioteca intorno a un tavolo con venti sedie.

Un blocco di fogli uso bollo.

Due penne.

Un uomo seduto che faceva finta di niente.

“Buonasera signor notaio”

“Si accomodi”

- - -

Aveva più o meno sedici anni.

Era poco più che uno di quei casinari che i buoni samaritani cercano per sentirsi migliori.

Non studiava.

Non tornava a casa se non era sicuro che tutti dormissero.

Non amava le domande.

Sentiva di avere un vuoto incolmabile nel cuore.

Era la preda perfetta per un prete, un truffatore, uno psicologo alle prime armi.

Fu così che su un autobus incontrò una persona che avrebbe segnato la sua vita.

Lo avrebbe fatto sentire al sicuro.

Lo avrebbe spronato a trovare la sua strada.

Lo avrebbe portato verso la propria realizzazione di uomo.

Insomma lo avrebbe condizionato al punto di plasmarlo a suo piacimento.

Portandolo alle stelle quando era docile.

Gettandolo in un baratro quando si ribellava.

Quella persona aveva il nero dentro.

Quella persona somigliava terribilmente a quel notaio che aveva incontrato anni prima in quello stesso palazzo quando fu gettato giù per le scale da un energumeno.

Quella persona aveva lo stesso sguardo, le stesse movenze, lo stesso dopobarba di quel notaio che aveva scelto come fosse l’unico notaio al mondo.

- - -

“Ho portato tutto signor Notaio”

“Bene. Vediamo.”

“No guardi, è tutto sigillato. Questa roba può essere aperta solo quando io non sarò più su questa terra”

“Beh tra cent’anni almeno”

“Sarà quando sarà”

“Allora basta qualche firmettina, poi metto tutto in cassaforte”

“Perfetto. Solo una cosa”

“Mi dica”

“Il suo onorario è chiuso in queste cose, non ho nulla da darle ora”

“Tranquillo le spese della pratica sono irrisorie, però deve fare una cosa”

Sogghignò.

“Mi dica”

“Deve portare la mia segretaria a cena fuori una sera di queste”

Ecco.

Era come quella persona.

Un manipolatore.

Un costruttore di sogni irrealizzabili.

Ma sorridendo lo assecondò.

“Ok quando esco le dò un appuntamento”

Scoppiò a ridere.

Sembrava gli stesse montando una botta di asma.

Quella stessa risata.

Quello stesso confine tra lo spruzzare una vampata di Ventolin o smettere di ridere.

Smise di ridere perché lo vide mettersi in piedi.

Mollò la presa da quella salvezza in spray che teneva in tasca.

“La saluto”

“In bocca al lupo”

Uscì dalla stanza.

Grazia si alzò come colta dal morso di una tarantola.

Ma non fece in tempo.

Vide solo la porta chiudersi.

Sentì solo lo spostamento d’aria.

Un fulmine.

Senza tuono.

Il notaio, uscito dalla sua stanza per godersi la scena, deluso la guardò, allargò le braccia e se ne tornò tra le sue scartoffie.

- - -

Scese le scale senza guardare nulla.

Passò davanti alle cassette della posta come se non ci fossero.

Varcò il portone come un fantasma.

Si immerse nel traffico di Roma a piedi.

Camminò per ore, fino a notte.

Fino a sfiancarsi.

Si sedette a terra vicino al binario 3 della stazione Termini.

Passò lì la notte ripercorrendo gli istanti distruttivi, uno per uno, che quella persona così simile al notaio Gennini gli aveva imposto.

In silenzio.

Intercalando di tanto in tanto “A fin di bene”.

Sonnecchiando.

Sognando.

E con quel vuoto alla bocca dello stomaco.

Mortacci sua!

“Lascia che mi occupi io di trovare un mio modo di essere
Considerami un satellite, in orbita per sempre
Conoscevo tutte le regole, ma le regole non conoscevano me
Garantito”

Per aria Guaranteed – Eddie Wedder

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